Intervista a Dindo Capello, leggenda italiana tre volte campione della 24h di Le Mans.

Intervista a Dindo Capello, leggenda italiana tre volte campione della 24h di Le Mans. - Audizentrum AlessandriaLo incontriamo di ritorno dalla Germania, Dindo Capello, il pilota Audi per eccellenza, oltre 20 anni di carriera. Dietro il pilota, che ha attraversato una carriera di successi e vittorie, si cela la fatica e il sacrificio di guardare sempre avanti e la passione nell’affrontare nuove sfide come quella di presidente di 4 Concessionarie Audi Zentrum ad Alessandria, Asti, Alba e Cuneo.

A quando risale la sua prima corsa? Ho iniziato a correre con i go-kart a 13 anni, ben 38 anni fa. La mia prima vera corsa in auto è avvenuta nel 1983 quando ho ottenuto un posto di pilota ufficiale nel campionato Formula Fiat Abarth.

Come è nata la sua passione per le corse in auto? Devo ringraziare mio padre che mi ha trasmesso la passione per le corse. Difficile sfuggire ad un vero appassionato come lui, già nel primo dopo guerra andava a vedere il Gran Premio di Monza da solo col treno. La nostra è una passione di famiglia.

In che modo si è evoluta la sua carriera di pilota? Quando ho compiuto 18 anni ha deciso di provarci e ho frequentato la Scuola Federale Aci Sport CSAI. Dicevano che ero portato e al termine della scuola, mi dissero che ne valeva la pena che io provassi a diventare un pilota perché c’erano le potenzialità. E da lì non mi sono più fermato, e ho fatto bene.

Che tipo di caratteristiche bisogna avere per fare una carriera come la sua? Eh, non c’è una ricetta. Il talento di base è fondamentale, ma non basta. Come in tutte le attività della vita la cosa che conta veramente è “metterci la testa”. Avere testa significa avere concentrazione, capire quali sono i momenti favorevoli per la carriera e sfruttarli nel modo giusto.

Come si sente ad aver ridisegnato le regole dell’Endurance? Adesso non esageriamo, non mi sento di aver ridisegnato l’Endurance. Certamente, ho cambiato l’approccio dei piloti alle gare Endurance. Penso di essere stato uno dei primi ad aver capito che non esisteva nel mondo delle corse solo la Formula 1. Infatti, quando ho abbandonato le gare monoposto per passare alle gare turismo ho capito il terreno era fertile e ho sempre avuto un grande successo nel settore con l’Audi negli anni 90, e questo tipo di approccio ha aperto la porta agli altri piloti. L’Endurance era un’ottima alternativa alla formula uno. Tant’è che oggi ci sono diversi piloti della Formula 1 che aspirano a gareggiare per la 24H di Le Mans, ormai gara ambita e prestigiosa.

Che tipo di ricordo ha legato a Le Mans? Tanti, e belli. Gli ultimi 13 anni della mia carriera sono attraversati dall’esperienza di Le Mans. A partire dal ricordo traumatico dell’inizio nel ’98, in cui mi sono ritrovato in un mondo completamente nuovo, a guidare macchine dalle velocità altissime. Lo shock dei primi giri è stato grande, ma saper di far parte di un evento unico al mondo, leggendario e prestigioso mi ha dato il coraggio per andare avanti fino ad arrivare alla prima pole position del 2001 e a vincere nel 2003. Ho anche ricordi poco piacevoli che mi hanno segnato, come quello risalente al 2007, quando a gara quasi vinta, il problema a ad una ruota ci ha tolto la vittoria a poche ore dalla fine. Difficile da dimenticare.

Ora che la sua attenzione si è spostata dalle gare, come si vede nella sua nuova vita? Devo ammettere che è cambiata tanto la mia vita ora che sono lontano dalle corse. Certamente l’impegno è diminuito in questi anni, ma le confesso che quando nel 2012 ho deciso ad abbandonare l’agonismo non ho rimpianti. La competizione non mi manca. Un tempo ero sempre impegnato a gareggiare, e tutta la mia vita era fondata sulle corse e l’allenamento fisico. Oggi mi manca ugualmente il tempo libero, ma per mantenermi in forma e per avere il relax personale.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione in questa lunga carriera? La cosa che mi da orgoglio, devo ammettere, è proprio la durata della mia carriera. E’ stata lunga, bella e fedele sempre allo stesso marchio Audi per 21 anni, e spero di restare ancora con loro. Nonostante i sacrifici, sono riuscito a ottenere ottimi risultati in questi lunghi anni. Sapere che nel 2012 all’età di 48 anni ero lì in lotta per la vittoria di alle 24H di Le Mans, mi rende soddisfatto. Alla fine sono queste le cose che contano e che restano.

Ringraziamo Dindo Capello per la spontaneità nel raccontarci la sua leggendaria carriera con l’umiltà e la professionalità di chi non si sente mai arrivato, ma continuamente in crescita.

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